Quello che ti aspetta nelle prossime righe non è un trattato sul design thinking, e nemmeno una spiegazione tecnica e oggettiva di cos’è un laboratorio di creative confidence e design thinking.
Ciò che ti vogliamo raccontare è la nostra personale esperienza, la filosofia che custodiscono i nostri workshop e come sono nati. Lo facciamo perché con i laboratori vogliamo aiutare le persone ad acquisire un metodo progettuale per trovare soluzioni efficaci, creative e divergenti ai piccoli e grandi problemi della vita: dal lavoro alla quotidianità.
Cosa sono i laboratori di design thinking e creative confidence?
I nostri laboratori di creative confidence e design thinking non sono accademici e teorici: non li abbiamo pensati per rendere le persone esperte di materie tecniche.
Non li abbiamo progettati nemmeno per passare il tempo o coltivare un hobby: quando si parla di creatività si pensa ai workshop creativi di cucito, di scrapbooking, di ricamo.
Non è questo il tema dei nostri laboratori. Attraverso la sperimentazione e la pratica, trasmettono il metodo progettuale del design thinking per aiutare le persone ad affrontare problemi reali in modo divergente, con creatività, nel lavoro come nella quotidianità.
Perché la creatività non è una dote innata o un vezzo, ma uno strumento che aiuta a raggiungere gli obiettivi in modo flessibile, anche quando non vediamo soluzioni.
Come sono nati: la storia dei workshop Ommo
Il percorso dei workshop di creative confidence e design thinking somiglia molto a quello della nostra storia.
Ommo Design Studio è nato nel 2021, in realtà prima, da quando abbiamo iniziato a formarci come architette e come persone: le nostre competenze e i nostri valori che sono le basi di Ommo in quella data si sono solo incontrati, ma esistevano già prima.
Lo stesso è successo con i laboratori di design thinking: hanno preso forma nell’estate 2022 a Desulo col progetto DesDesDays supportato dall’associazione culturale Paensieri, ma in realtà quello è stato solo il momento in cui si sono uniti i pezzi che già avevamo messo da parte e sperimentato nella nostra carriera.
Non abbiamo progettato i workshop a tavolino per riempire un vuoto di mercato, ad un certo punto abbiamo semplicemente capito che erano la forma perfetta per trasmettere il nostro approccio e la nostra filosofia alle altre persone.
Dopo la prima esperienza abbiamo continuato la nostra sperimentazione in altri luoghi: a Cabras con Limòlo House 56 Green, al parco di Molentargius, al Ghetto di Cagliari.
Questi laboratori avevano come tema principale la natura e il design: abbiamo guidato le persone a utilizzare le regole e le fasi che accompagnano la composizione visuale ed estetica per comprendere l’ambiente, rafforzare il legame con esso ed esplorare il proprio sentire.
È da qua che sono nati i laboratori di design thinking che trovi ora sul nostro sito: dall’esperienza, dal contatto diretto, dalla messa in pratica e dalla relazione con le persone.
Il metodo dei laboratori
I laboratori che proponiamo sono diversi, ma a prescindere dalla loro struttura il minimo comune denominatore è l’approccio basato sul metodo del design thinking che si esplora ed acquisisce attraverso l’esperienza.
Senza scendere troppo nel dettaglio ti diciamo che il metodo design thinking è suddiviso in 5 parti.
- Fase dell’ascolto e dell’osservazione: quella in cui si osserva il problema in modo immersivo, senza giudizio.
- Fase della sintesi: quella in cui si mette nero e su bianco tutte le osservazioni e si definisce il problema, non come lo abbiamo immaginato, ma da ciò che è emerso dall’ascolto reale.
- Fase di ideazione: la fase in cui si generano idee, senza filtri e (ancora una volta) senza giudizio.
- Fase di prototipazione: la fase in cui le idee selezionate vengono trasformate in prototipi imperfetti della soluzione immaginata.
- Fase di test: i prototipi vengono messi davanti alle persone reali. Si osserva come interagiscono, cosa capiscono, cosa li confonde, cosa li sorprende. Questo momento non rappresenta la fine del processo, è piuttosto la fase che rimette in gioco tutto.
Ma i nostri laboratori non insegnano le fasi del design thinking così come le abbiamo raccontate.
Il metodo del design thinking è alla base dei laboratori di Ommo, ma non li definisce: è un approccio non giudicante che indica la direzione che vogliamo seguire e che vogliamo trasmettere alle persone.
La base da cui abbiamo sviluppato i pilastri della filosofia dei nostri workshop di fiducia creativa.
- La soluzione nasce dall’analisi di un problema.
- I nostri occhi sono il punto di accesso alla creatività.
- Il fallimento è una parte essenziale del processo creativo.
- Le mani servono per imparare.
- Coltivare la fiducia nelle proprie capacità senza la paura del giudizio esterno.
Questo è quello che vogliamo trasmettere: se vuoi approfondire la filosofia dei laboratori, puoi farlo direttamente visitando la pagina dedicata sul nostro sito!
Perché abbiamo creato i laboratori di creative confidence e design thinking? Cosa impari
Abbiamo creato i laboratori per permettere alle persone di acquisire un metodo di progettazione fuori dagli schemi, guidato dalla creatività.
Un metodo che permette di sospendere il giudizio, di resistere alla tentazione di arrivare subito alle risposte, di stare nell’incertezza il tempo necessario per capire davvero.
Non vogliamo insegnare il design thinking, ma vogliamo guidare le persone a interiorizzare l’approccio, sviluppare la creatività, e acquisire soft skills spendibili nel mondo del lavoro e nella vita.
Design thinking come mindset: lo sviluppo delle competenze trasversali
Il processo del design thinking ci porta a misurarci con l’errore, ad analizzare i problemi e ad agire in modo collaborativo per trovare una soluzione quanto più concreta ed efficace possibile.
Applicare questo processo, nel lavoro e nella vita, non ci permette solo di progettare e di trovare soluzioni efficaci a problemi concreti, ma ci permette di crescere anche a livello personale sviluppando diverse soft skills.
- Empatia. Mettersi nei panni degli utenti significa rinunciare temporaneamente alle proprie certezze per lasciare spazio a una comprensione più vera dell’altro.
- Collaborazione. Nessuno ha tutte le risposte. La diversità di prospettive è una risorsa, non un ostacolo.
- Ottimismo e tolleranza all’errore. Non si può innovare senza accettare che alcune idee non funzioneranno. L’errore non è un fallimento, è una condizione che ci permette di ottenere nuove informazioni.
- Tolleranza all’ambiguità. Le risposte non arrivano subito. Stare nell’incertezza senza pensare subito a una risoluzione è una competenza che si allena.
- Mettersi in discussione. Interrogarsi su ciò che si dà per scontato è spesso il gesto più produttivo in un processo creativo, ci permette di seguire strade che non avremmo percorso.
- Tangibilità. Rendere le idee tangibili, anche in modo grezzo e imperfetto, accelera la comprensione e la comunicazione del pensiero.
Valorizzare la diversità. Soprattutto quando si lavora in team ogni persona porta una prospettiva diversa. La varietà di esperienze e percorsi non è un problema: è il motore dell’innovazione.
Design thinking e creatività: l’allenamento dell’approccio creativo
Il design thinking è un modello che ti permette di apprendere e sviluppare la creatività.
Uno dei più grandi equivoci sulla creatività è che sia un dono, una prerogativa degli artisti o dei designer. Che alcune persone ce l’abbiano e altre no. Che sia riservata agli artisti, ai geni, a chi è “portato”.
John Cleese, uno dei membri dei Monty Python, ha tenuto una delle lezioni più lucide e pratiche sulla creatività. La sua tesi è semplice: la creatività non dipende dall’intelligenza, ma da uno stato mentale. E quello stato mentale si chiama “modalità aperta”.
Viviamo la maggior parte del tempo in modalità chiusa: orientati all’azione, alla soluzione immediata, all’efficienza: questa è una modalità utile per eseguire, ma non per inventare. La modalità aperta, invece, è rilassata, curiosa, giocosa, non cerca di arrivare da nessuna parte e proprio per questo rende possibile trovare strade nuove.
Cleese identifica cinque ingredienti necessari per creare uno spazio creativo.
- Spazio fisico e mentale separato dalle pressioni quotidiane.
- Tempo. un confine temporale che trasforma il momento in un “gioco” con inizio e fine.
- La pazienza di non chiudere subito il problema.
- Fiducia, ovvero la libertà di provare senza paura di sbagliare.
- L’ironia come una strada che ci conduce alla leggerezza e l’apertura mentale.
Questo è esattamente ciò che cerchiamo di costruire con i nostri laboratori di design thinking e creative confidence: spazi fisici e metaforici in cui la creatività possa emergere, perché come dice sempre John Cleese “La creatività non è un talento. È un modo di fare”.
Esempi di laboratori di design thinking
Creiamo i nostri laboratori in base alle esigenze delle persone o degli enti che ci contattano. Ecco alcuni esempi di laboratori di design thinking più richiesti.
- Laboratorio di design con elementi naturali: in questo laboratorio telai e elementi vegetali sono gli strumenti che permettono ai partecipanti di sperimentare le fasi del design thinking: osservare, scomporre e reinterpretare una situazione o un problema.
- Laboratorio di design con forme naturali e colori: in questo workshop i partecipanti esplorano i segni che gli elementi naturali possono generare per allenarsi a seguire percorsi sconosciuti e alimentare il pensiero creativo e divergente.
- Laboratorio di design con la carta fatta a mano: la produzione della produzione della carta per i partecipanti diventa lo strumento che li guida nell’apprendimento e nel confronto con un processo progettuale ricco di varianti e decisioni.
Laboratori di creative confidence e design thinking in Sardegna
Progettiamo laboratori di design thinking e creative confidence in Sardegna per:
- centri culturali, musei e associazioni
- scuole ed enti formativi
- team aziendali
- professionisti e imprese
- artigiani, artisti e progettisti
Sei un’azienda, un professionista o un ente in cerca di un workshop? Chiedici un preventivo!
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