Osservare la natura e l’ambiente che ci circonda è un potentissimo generatore di intuizioni: ci allena a pensare meglio, a cogliere le connessioni invisibili e a scorgere i pattern nascosti dietro la superficie delle cose. Un esercizio prezioso per chi si occupa di progettazione, ma non solo.

Spesso, nel flusso della quotidianità, la parola “osservare” nasconde un grande equivoco: tendiamo a confonderla con il semplice guardare, o a ridurla alla ricerca di un’ispirazione puramente estetica. Nel design, invece, osservare significa fare un esercizio di problematizzazione: spogliarsi del giudizio, soffermarsi, analizzare e iniziare a porsi delle domande su come le cose funzionano, prima ancora di come appaiono.

Quello che ti aspetta nelle prossime righe non è un elogio poetico della campagna, e nemmeno una guida botanica sulle specie vegetali della Sardegna, ma una vera e propria guida sul senso e i vantaggi di osservare la natura con intenzione e presenza.

La natura non è uno sfondo decorativo: è l’energia che modella il mondo vivente, l’architetto e il designer che costruisce lo spazio in cui respiriamo.

Ci piace riflettere sul pensiero di Leonardo da Vinci, che possiamo considerare a tutti gli effetti il primo vero pensatore sistemico della storia: per lui la natura era una maestra di logica, un’immensa rete dove nessun elemento esiste da solo e dove ogni struttura risponde a una necessità profonda. 

Nelle parole del filosofo Emanuele Coccia questa rete trova la sua forma più radicale: il punto di vista delle piante. La natura smette di essere uno sfondo da contemplare per rivelarsi un’ingegneria perfetta, autogenerativa e sinergica. Le piante non abitano il mondo: lo costruiscono, disegnando l’atmosfera stessa che rende possibile la nostra esistenza. 

Natura e design condividono una regola profonda: la ricerca dell’essenziale e la forza dell’intenzione. Nel mondo naturale la forma segue la funzione in modo così perfetto da lasciarci incantati: dall’organizzazione frattale di una foglia alla geometria di un ramo, ogni elemento risponde a una necessità, che sia sopravvivere, comunicare o respirare. Questo non significa eliminare il decoro o la poesia, ma scegliere con consapevolezza: nella natura, come nel buon progetto, niente è lasciato al caso. Guardare la natura in quest’ottica significa vederla come un metodo.

Cosa c’entra tutto questo con il lavoro pratico del progettista? C’entra perché attraverso l’osservazione della natura possiamo imparare le regole fondamentali del design thinking.

La natura ci insegna l’economia delle risorse, la tolleranza all’errore (l’evoluzione non è altro che una serie di prototipi e fallimenti ben gestiti), la pazienza dell’attesa e, soprattutto, la capacità di rispondere ai problemi del contesto in modo flessibile.

Quando osserviamo la materia vegetale con occhi progettuali, impariamo a scomporre la realtà, a isolare i dettagli e a comprendere la complessità di un sistema. 

Ma c’è di più: tutto quello a cui dedichiamo un’osservazione lenta e profonda mette radici dentro di noi, trasformandosi in un bagaglio silenzioso.

Attraverso l’osservazione profonda della natura ci costruiamo un vero e proprio abaco interiore di forme, incastri, reazioni e strutture; un archivio di immagini e sensazioni a cui attingere all’occorrenza. Questo serbatoio diventa la guida invisibile su cui, in un secondo momento, possiamo innestare ragionamenti e prendere decisioni consapevoli. 

Questo approccio si traduce in una capacità fondamentale: smettere di applicare soluzioni preconfezionate e imparare a far nascere la forma direttamente dall’analisi del problema.

Se cerchi online, troverai decine di definizioni, teorie e pratiche codificate per descrivere l’osservazione della natura e l’esplorazione dell’ambiente: si parla di ruderotopia per la mappatura delle piante urbane selvatiche, o di shinrin-yoku (il celebre bagno nella foresta giapponese) per indicare l’immersione sensoriale nei boschi.

Noi, però, non seguiamo nessuna di queste formule rigide.

La nostra pratica è molto più immediata e, se vogliamo, innata. Pensiamo che per attivare la creatività non servano manuali, ma un’azione tanto semplice quanto rivoluzionaria, ovvero quella di osservare con tutti i nostri sensi.

Usiamo l’osservazione della natura immersiva come uno strumento per disconnetterci dal rumore di fondo e abitare il presente. Per distaccarci dalla fretta da cui siamo ormai assuefatti: lo scorrere continuo di immagini sugli schermi, l’attenzione frammentata e lo sguardo distratto che sfiora la superficie delle cose senza vederle realmente. 

L’osservazione immersiva, agisce come antidoto, rieducando il nostro sguardo e il nostro pensiero: ci invita a fermarci davanti a un singolo elemento, a esplorare la materia attraverso tutti i nostri recettori sensoriali per scoprirne la logica costruttiva.

 Non è una fuga dal mondo, ma un modo per riappropriarci della nostra capacità di prestare attenzione. 

È esattamente questo l’interruttore che serve per attivare la “modalità aperta” di John Cleese: un momento sospeso in cui gli occhi smettono di scansionare la realtà alla ricerca di una performance o di un dovere, e ricominciano a stupirsi davanti alla logica di una forma o alla consistenza di una materia. 

Solo quando impariamo a stare nel presente, la mente si rilassa e si apre alla creatività, all’immaginazione, alle possibilità.

A questo punto avrai capito che nei laboratori di Ommo la materia vegetale non è il fine, ma il mezzo. Nei nostri percorsi le piante diventano veri e propri strumenti di pensiero che aiutano a dare forma alle idee.

Questo approccio è l’anima dei nostri laboratori di design thinking e creative confidence

Usiamo telai, foglie, rami e texture naturali per guidare le persone attraverso le fasi della progettazione (ascolto, sintesi, ideazione, prototipazione e test). Elementi apparentemente semplici si trasformano in veri e propri strumenti di esplorazione che accompagnano i partecipanti a misurarsi con l’imprevisto, a manipolare la materia con le mani per imparare, e a costruire una solida fiducia nelle proprie capacità senza la paura del giudizio esterno.

Accanto ai percorsi più intensivi, abbiamo sviluppato anche i nostri laboratori light: formati più agili ma altrettanto profondi (come i workshop di tessitura con elementi naturali o i laboratori di stampa e impronte vegetali), dove il contatto diretto con la consistenza e il colore della materia diventa un esercizio di rilassamento visivo, un modo per staccare dal carico di lavoro quotidiano e sperimentare la bellezza del processo.

Un passo verso la consapevolezza

Osservare la natura è un atto di resistenza in un mondo che ci chiede di essere performanti, che ci spinge a correre sempre più velocemente, a cercare risposte immediate e a mettere continue “pezze” tecnologiche ai problemi. Significa ricordarci che i progetti migliori, nella vita come nel lavoro, hanno bisogno di tempo, di ascolto immersivo e di onestà.

Se vuoi imparare la progettualità dalla più antica maestra, la natura, scoprire come l’osservazione del mondo che ti circonda può darti gli strumenti per trovare risposte a problemi grandi e piccoli e farti ritrovare la tua fiducia creativa, puoi approfondire tutti i dettagli dei nostri workshop e della filosofia che li guida nella pagina dei laboratori sul nostro sito.

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Per approfondire: la nostra cassetta degli attrezzi

Se quello che hai letto ti ha incuriosito e vuoi esplorare i pensieri e le visioni che guidano il nostro approccio al design e alla natura, ecco i libri da cui siamo partite